AI e perizie digitali non sono più un esperimento futuro: sono la realtà quotidiana di chi gestisce sinistri auto in Italia. Nel 2025, una pratica che un tempo richiedeva giorni o settimane viene chiusa in meno di 24 ore. E il motore di questo cambiamento non è un nuovo software, ma l’integrazione tra intelligenza artificiale, dati tecnici dei veicoli e flussi di lavoro ottimizzati. Il risultato? Periti più liberi, clienti più soddisfatti e compagnie assicurative che risparmiano decine di milioni di euro l’anno.
Da 45 giorni a 7: il crollo dei tempi di gestione
Prima dell’AI, una perizia auto media in Italia impiegava tra 30 e 45 giorni. Ora? Meno di 7. È la cifra ufficiale fornita da Sogesa, il primo network peritale nazionale, che dal 2016 ha iniziato a trasformare il suo modello operativo. Il cambiamento non è stato graduale: è stato un salto. Nel 2023, con il lancio di PerizIA un sistema di intelligenza artificiale sviluppato da Sogesa per l’analisi automatica dei danni veicolari, hanno tagliato il tempo di stima da 72 ore a 15 minuti. Basta una foto o un video del veicolo danneggiato. L’AI riconosce la marca, il modello, la parte colpita, il danno e produce una stima di riparazione con un tasso di accuratezza del 92% per i danni esterni. E tutto questo senza che un perito tocchi il computer.
Non è un caso isolato. DAT Group, in partnership con Prometeia, ha lanciato FastTrackAI una piattaforma cloud che analizza immagini di sinistri auto utilizzando la più grande banca dati automotive europea, con informazioni tecniche aggiornate al 2024 su oltre 120 milioni di veicoli. Il sistema identifica le parti danneggiate con un’accuratezza del 94,7% e genera una stima in meno di 90 secondi. È come avere un manuale tecnico vivente che conosce ogni bullone, sensore e pannello di ogni auto venduta in Europa negli ultimi 20 anni.
Non solo immagini: l’AI che legge i documenti
Ma il danno non si vede solo con gli occhi. Spesso arriva su carta: fatture, rapporti di carrozzeria, certificati di guasto, PDF scansionati. Qui entra in gioco un altro tipo di AI: i Large Language Models modelli di intelligenza artificiale progettati per comprendere, generare e elaborare testo umano. BID Company ha sviluppato un modulo chiamato BIDx che legge documenti non strutturati in meno di un minuto, con un’accuratezza superiore al 95%. È un passo fondamentale: molte pratiche si bloccano non per mancanza di immagini, ma perché un documento è scritto male, è illeggibile o manca un dato chiave. BIDx lo riempie, lo corregge, lo collega automaticamente alla stima.
Alcuni sistemi vanno oltre. Airon, pur senza dati indipendenti a sostegno, afferma di trasformare un documento in una stima in 3-5 secondi. Se vero, è un salto quantico. Ma la vera differenza non è nella velocità, ma nella capacità di integrare tutto: immagini, documenti, dati tecnici, storico del veicolo e addirittura il comportamento del conducente. Questo è il prossimo livello.
Chi vince? Computer Vision o LLM?
Non esiste una soluzione migliore in assoluto. Dipende da cosa devi fare.
Se devi valutare un tamponamento, un graffio o un danno da urto, Computer Vision tecnologia che permette ai computer di interpretare e analizzare immagini e video come farebbe un essere umano è imbattibile. PerizIA e FastTrackAI sono costruiti su questo. Sono ottimi con i danni esterni, ma faticano con quelli strutturali, elettronici o nascosti. Ecco perché il tasso di referral umano rimane tra il 15% e il 25%: quei casi complessi vengono deviati al perito.
Se invece devi gestire una pratica piena di documenti, cartelle tecniche, email, report di carrozzeria, allora LLM modelli linguistici avanzati che analizzano e comprendono testi complessi come BIDx fa la differenza. Non vede le macchine, ma legge i documenti che le descrivono. È il complemento perfetto.
McKinsey ha calcolato che l’integrazione di queste tecnologie riduce il tempo medio di gestione di un sinistro dal 65% all’80%. Ogni pratica risparmiata costa tra 85 e 120 euro. Per una compagnia che gestisce 100.000 sinistri l’anno, sono 8-12 milioni di euro in più da investire in servizi o in riduzione dei premi.
Le criticità che nessuno ti dice
Ma non è tutto rose e fiori. C’è un lato oscuro.
Un report di Ania Safe del marzo 2023 ha rivelato che il 18% dei sinistri gestiti esclusivamente da AI presentavano sottostime nei costi di riparazione, soprattutto per componenti elettronici avanzati. Media di 230 euro per pratica. Cioè: un’auto con un sensore di parcheggio rotto viene stimata come se fosse un semplice paraurti. Il risultato? Il cliente si ritrova con un’auto non completamente riparata, la compagnia paga meno del dovuto, e il carrozziere perde soldi.
E poi c’è la resistenza umana. Un perito con 15 anni di esperienza su Facebook ha detto: "Mi sento come un controllore di macchine, non un professionista". Il 30% dei casi vissuti da alcuni periti è diventato una semplice conferma di una stima già pronta. Non c’è più spazio per l’esperienza, la valutazione contestuale, la capacità di leggere tra le righe di un danno.
La soluzione? Non eliminare l’AI, ma ridefinire il ruolo del perito. Francesco Privitera di Sogesa lo dice chiaro: "L’AI non sostituisce il perito, lo libera". Ora il perito passa il 70% del tempo sui casi complessi, su quelli che l’AI non capisce. È un cambio di paradigma: da esecutore a giudice. E questo è il vero valore aggiunto.
Costi, adozione e barriere
Le soluzioni non sono economiche, ma non sono nemmeno proibitive.
- PerizIA sistema di perizia AI di Sogesa: 199 euro al mese per singolo utente
- FastTrackAI piattaforma di DAT Group con integrazione OEM: 249 euro al mese, più tariffa a consumo per pratiche complesse
- BIDx modulo LLM per l’elaborazione documentale: pacchetto aziendale da 1.499 euro al mese
La maggior parte delle compagnie con più di 500 dipendenti ha già adottato almeno una soluzione. Le più avanti? Quelle specializzate in RC Auto: l’82% ha l’AI. Contro il 57% delle compagnie multiservizio. Perché? Perché il sinistro auto è il loro core business. Ogni giorno perso è un euro perso.
Ma le barriere sono reali. Il 73% delle aziende cita i costi di integrazione con i vecchi sistemi. Il 65% teme le regole GDPR: le foto dei veicoli sono dati personali. E il 58% ha periti che si rifiutano di cambiare. Non è tecnologia che manca. È cultura.
Il futuro: IoT, frodi e il 90% automatizzato
Il 2025 non sarà solo l’anno dell’AI. Sarà l’anno dell’AI connessa.
Sogesa ha annunciato per il 2024 l’integrazione con sensori IoT. Immagina un’auto che, dopo un tamponamento, invia automaticamente le immagini, i dati di impatto, la posizione GPS e il profilo di guida al sistema di perizia. Nessuna foto da mandare. Nessun cliente da chiamare. Tutto automatico.
E poi c’è la lotta alle frodi. Gli algoritmi stanno imparando a riconoscere pattern sospetti: stesse foto usate per più sinistri, danni ripetuti nello stesso punto, carrozzerie che non esistono. Entro il 2025, il 90% delle compagnie italiane avrà almeno un sistema AI per i sinistri semplici. L’investimento medio per azienda? 350.000 euro. Un costo, ma anche un’opportunità.
Marco Bianchi dell’Osservatorio Insurance Tech avverte: "L’eccessiva automazione senza controlli umani può creare errori sistematici". E ha ragione. Ma la soluzione non è tornare indietro. È costruire un sistema dove l’AI fa il lavoro ripetitivo, e l’uomo fa quello che solo un essere umano può fare: giudicare, interpretare, decidere.
Il cliente vince, il perito si trasforma
Un assicurato intervistato da Insurance Review ha raccontato di aver ricevuto l’approvazione per un sinistro in 18 ore. Prima? Cinque giorni. "È stato snello, trasparente, ho capito subito cosa sarebbe successo". Questo è il vero obiettivo: non velocizzare per risparmiare, ma per dare certezza.
Il perito non è morto. È diventato un supervisore. Un analista. Un esperto che non passa ore a misurare danni, ma a decidere cosa l’AI ha sbagliato. E il cliente? Non vede più una pratica bloccata. Vede una risposta rapida, chiara, giusta.
Il futuro delle perizie non è più nelle mani di un uomo con un righello. È in un sistema che combina dati, intelligenza e intuito umano. E chi lo capisce, vince. Chi lo ignora, resta indietro.
L’AI può sostituire completamente un perito?
No. L’AI gestisce i casi semplici con grande precisione, ma non può valutare danni complessi, interpretare contesti particolari o riconoscere frodi sofisticate. Il 15-25% delle pratiche richiede sempre un intervento umano. L’AI non elimina il perito: lo libera dai compiti ripetitivi per concentrarsi su quelli che richiedono esperienza e giudizio.
Quanto costa implementare un sistema AI per le perizie?
I costi variano a seconda della soluzione. PerizIA di Sogesa costa 199 euro al mese per singolo utente. FastTrackAI di DAT Group è a 249 euro al mese, con costi aggiuntivi per pratiche complesse. BIDx, più adatto alle aziende, parte da 1.499 euro al mese. Oltre al costo mensile, bisogna considerare l’integrazione con i sistemi interni, che può richiedere investimenti aggiuntivi tra i 10.000 e i 50.000 euro.
Quali sono i principali sistemi AI in uso in Italia nel 2025?
I tre sistemi più diffusi sono: PerizIA di Sogesa, basato su Computer Vision e integrato con 35.000 modelli auto; FastTrackAI di DAT Group, che sfrutta la più grande banca dati OEM europea; e BIDx, che utilizza Large Language Models per elaborare documenti testuali. Ognuno ha punti di forza diversi: PerizIA per le immagini, FastTrackAI per la precisione tecnica, BIDx per i documenti.
L’AI sbaglia le stime? Se sì, in che modo?
Sì. Secondo un report di Ania Safe, il 18% dei sinistri gestiti solo da AI ha avuto sottostime, soprattutto per componenti elettronici come sensori, telecamere e sistemi di assistenza alla guida. La media di sottostima era di 230 euro per pratica. Questo accade perché l’AI non sempre riconosce la complessità dei componenti moderni o li confonde con parti più semplici.
Perché alcune compagnie assicurative resistono all’AI?
Tre motivi principali: i costi di integrazione con i vecchi sistemi (73% delle aziende), la paura di violare il GDPR con le foto dei veicoli (65%), e la resistenza del personale esperto che teme di essere sostituito (58%). Non è una questione tecnica, ma culturale. Chi supera queste barriere, però, vede un ritorno in efficienza e soddisfazione del cliente.
Cosa cambierà nel 2026?
Nel 2026, l’AI si collegherà direttamente ai sensori delle auto (IoT). Un sinistro genererà automaticamente dati di impatto, posizione e danno visivo, inviandoli al sistema di perizia senza intervento umano. Sarà possibile anche prevedere frodi con algoritmi predittivi. E il 90% delle compagnie italiane avrà un sistema AI per i sinistri semplici. Il perito non sparirà, ma diventerà un esperto di casi complessi, con un ruolo più strategico che operativo.